Lapo casts: Blog Necromancy

Pensavate fosse tutto morto, nevvero? Vi sbagliavate.
Solo la mia vera vena poetica, quella ridanciana e cialtrona, del colore rosso del vino, è, ahimé, defunta. Al suo posto componimenti tisici, che si abbandonano alla vago fascino del misticheggiante e al pietosa attrattiva della depressione.
Con qualche rimorso, a voi.
(Manca onestamente un po’ di labor limae, ma che ci volete fare, smaniavo di far vedere che il blog è ancora in uso)

ARCANA

Un mazzo di minori e maiori arcani(1)
A mesciar con cautela un dì mi misi,
Ché eran da molte mani a trionfi(2) lisi,
Per svelar sogni, ‘n luogo del domani

Nel fruscio di bastoni e di danari,                          5
Di storie di Papesse e Matti in crisi
D’amor perché le Stelle li han divisi
L’intrecciarsi rimiro in modi strani.

Poi ‘l Romito barbuto col riottoso
Dimonio in alta Torre inscenar festa,                  10
Per lì serrar lo ‘mperator borioso.

Poi l’Appeso veder, alta la testa,
Pel Mondo scorrazzare vittorioso
‘l carro di Morte, dama atra e funesta.

(1) Altro nome dei tarocchi.
(2) Antico nome dei tarocchi, e dei giochi con essi svolti.

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EPITAFFIO DI UN SUICIDA SENZA NOME

Perché bisbigli, viandante, e ogne passo
Soffochi, grida pur, io non ti sento,
Solo ossa calpesti e cenere spento,
Abbandonati a marcir sott’un sasso

Non donare silenzio a ‘n satanasso:                     5
Pria di lasciarvi scelsi volte cento
Non i sacri silenzi del convento
Ma del bordello i gemiti e ‘l gran chiasso

Vattene anzi a ballar colla fanciulla
In festa ed amala presso d’un salice
E intessi breve per lei una novella

Qualora strozzi ‘n canna la favella,                     10
Le gambe squaglino, ‘nvece al bel calice
Bevi d’oblio e riposati nel nulla.

Ci rivediamo tra sei mesi o poco più.

Arcana,   Epitaffio di un suicida senza nome   di L. Dini

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Uroboria

Solo un po’ di pubblicità al mirabolante blog dell’egr. sig. Bececco. Per tutti i vostri desideri arcaizzanti e la vostra nostalgia dei bei tempi premoderni: Uroboria

Adesso con il 100% di Paralipomeni alla Zanzaromachia in più!

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Buon gioco

Beccatevi questo sonetto sul tressette:

POESIA #3

“J’accuse!” gridò Dini coi tre assi
In mano, meno fiori; ma Bececco,
In romagnuol favella, fe’ “‘Sti cassi!
Saran guai, s’ancora a barar ti becco!”

“Glisso l’illazion, rilancio con tre due.”    5
Rise di brutto il baffo malandrino;
“Ti venga la rosolia, ghigno di bue!”
“Unn’è colpa mia, pezzo di cretino,

Se c’ho più fondoschiena del Ferrara,
Che spaccio per bravura nel giuocare:     10
Zittati adesso, e lasciami accusare!”

Proseguì in questo modo la cagnara
Tra gobbi, donne regi e frasi schiette
Di giovani crociati del Tressette.

Visto che si accusa il curatore del sito di aver solo fortuna, vorremmo far notare che Dini ha vinto anche giocando senza accusi, e che è riuscito a fare 6 punti di mazzo quando Bececco aveva accusato due napoletane e i tre mancante quadri. Ma che ci volete fare, se uno non sa accettare le sconfitte…

 

POESIA #3 di Ivan Bececco

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Buona estate a tutti, con il primo intervento dopo il solstizio dell’anno del signore secondo millesimo decimo primo vi portiamo il seguente sonetto, sul quale non ci vengono in mente astuti commenti quindi procediamo.

A UNA RUSALKA1

Accanto al fiume danzare ti ho scorta
Quella sera di giugno; alle sue rive
La bramosia delle stille sorgive
Tra le tue chiome quest’oggi mi porta

Perso, ti cerco nella notte corta,
Per giacere abbracciati, alle tue schive
Parole chieder che scorrano vive
A dir per qual tragedia mai sei morta.

Insieme, fino al fondo del torrente
Discenderei con piglio sorridente;
Che entrino nei polmoni le dolci acque.

Rusalka dove sei? Sorgente e foce
D’ogni mio riso, sì d’ogni mia croce,
Perché rifuggi? Cosa in me ti spiacque?

1 Rusalka

Chi non sapesse cosa sono le rusalki può consultare il link qui sopra. Per questo ricco intervento continuiamo con un’ode civile in stile pseudo-manzoniano, tratta del referendum ed il titolo dovrebbe far capire a cosa si ispira; anche qui ci asteniamo dal commentare, ma chi conosce il curatore del blog saprà bene la sua opinione dell’autore della Pentecoste (hint: non è positiva).

GIUGNO 2011

Avanzate proposte aberranti,
referendum potè organizzare
chi voleva tal norme abrogare
per proteggere la società.

Ma il governo al richiamo pel voto
chiese ai destri per proprio profitto
di ignorare quel giorno il diritto
sì violando la lor libertà.

Ma di giugno il dodici e il tredici,
appellata l’Italia a votare
er dir no all’energia nucleare
gli italiani han risposto di sì.

Appellata l’Italia a votare
se voler che il governo che elegge
sia uguale di fronte alla legge,
gli italiani han risposto di sì.

Appellata l’Italia a votare
perché l’acqua sia un bene di tutti
da cui niuno ne tragga dei frutti,
gli italiani han risposto di sì.

Fu così che la nostra nazione,
esortata ad andare in vacanza,
ignorò la “ragion della panza”
e alle urne quei dì si recò.

Forse è un segno? L’Italia s’è desta?
Capiran che un governo corrotto
sta levando i diritti da sotto
le promesse di un vuoto cianciar?

Difendiamo espressione, cultura,
uguaglianza, diritti, lavoro,
chè chi è senza non sia da costoro
definito l’Italia peggior.

Se ai ministri non ci fideremmo
a affidar non un soldo bucato,
consegnamo a chi ha a cuore lo Stato
le speranze del nostro avvenir.

Anche questa è fatta, alla prossima

A una rusalka di Lapo Dini
Giugno 2011
di Cecilia Baldini

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Versi di stagione, freschi freschi dall’orto.

Torniamo quest’oggi con una composizione ispirata da un ritorno che accompagna quello del caldo, meno gradito di quest’ultimo: si tratta delle culicidae, meglio note col nome di zanzare.

 

ZANZAROMACHIA

Ritorna a noi l’estate, il gelo il regno
al sole cede, e l’emofago sciame
con lei infin puote saziare la fame,
imporre sull’umane membra il segno.

medita guerra, armi inventa l’ingegno                  5
dal ronzio pungolato: del velame
traforato per egida, non lame
di durlindane, ma  spray un marchingegno.

Sì bardate le schiere insetticide
le innumerabili zanzariche orde                              10
sconfiggono in tenzoni, duelli e sfide

giammai per questo il nemico demorde;
sempre si lotta, finché non arride
vittoria, contro l’insetto che morde.

 

Vi salutiamo ricordandovi che uccidere quelle bestiacce è un dovere morale, quindi andate e schiacciatele tutte con la Settimana Enigmistica o la Gazzetta dello Sport, a preferenza.

 

 

Zanzaromachia di Lapo Dini

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Sulla fiducia

Vi proponiamo oggi con fiducia ed entusiasmo un sonetto, scritto quasi un anno fa, che il redattore leggerà per la prima volta dopo aver pubblicato. Non ci assumiamo responsabilità.

POESIA #2

Pugnali di luna tra’ flutti ho visto;
La nuova curva della erosa rena
Cancella al guardo uman traccia di pena:
«Dolce miracolo al quale io assisto!»

O mare, baratro oscuro di vita,                            5
Poni il tuo grembo nell’aureo solstizio;
Mai te lasciar vorrei – mio solo vizio:
Tutto mi netto di stille di vita.

Stolido quei che di ricchezze vive,
Di merci favoleggia e spezie nuove:                   10
Suda per esse il cor, ovunque muove.

Giammai nulla è più bello per chi scrive
Dell’onda lunga sulla riva aspersa:
Prendi infin l’alma mia, rendila tersa!

Alla prossima!

Poesia #2 di Ivan Bececco

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Cambio di programma

Per quanto avessimo promesso uno spicinio di roba per questo intervento, abbiamo deciso un cambio di impostazione, dovuto anche alla constatazione che il materiale latita. Per questo d’ora in poi pubblicheremo un pezzo o due alla volta, appena possibile, senza tenere nulla in serbo per poi fare pastoni più lunghi del necessario. Mèga biblìon, mèga kakòn.

Inoltre, una buona volta, pubblichiamo un sonetto fondamentalmente serio.

IMPRESSIONE ALCHEMICA

Si ristà l’alchimista, solo al fioco
Lume, zolfo e mercurio soppesando.
Tre salamandre1 chiama e dà comando
Che scatenin potente e gaio un fuoco.

D’occhio velato l’ampolla, di croco
Dalle lingue lambita, crepitando,
L’imago fissa getta di rimando,
Mentre degli elementi scruta il giuoco.

In nuova veste rubizza s’acquiesce
La materia, plasmata da sapienza,
Da volontà d’un uomo mai comune.

Dell’impresa il suo spirito s’accresce;
Non la tremula mano cura2 scienza,
Né il guardo spento dalle molte lune.

 

1 Spiriti elementali del fuoco.
2
Nel senso di “si preoccupa di”, NON “guarisce”.

 

Impressione alchemica di Lapo Dini.

 

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